L’architettura è una disciplina che molto si avvicina alla pratica medica perché allo stesso modo necessita di competenza sia tecnica sia umanistica.

Tale concetto affonda le radici in uno dei testi fondativi della filosofia occidentale, la Repubblica di Platone. In quest’opera la citta è descritta come un “pascolo”, ossia un luogo di crescita, che condiziona e alimenta la salute di chi lo abita, e dunque deve essere organizzato e costruito in modo da essere “nutriente e sano”. Platone a tale scopo dichiara che “si dovranno anche educare e controllare i costruttori e gli architetti”, affinché nel pascolo non crescano “cattive erbacce” con la conseguenza di avvelenare la cittadinanza, di farla ammalare e deprimere invece che farla prosperare.

Il messaggio di Platone era che per raggiungere la salute della citta, intesa come luogo abitato e di relazioni, vanno dunque regolate e sorvegliate le discipline che organizzano fisicamente il territorio e lo spazio di vita, che sono un bene comune, la cui cura deve essere obiettivo principale delle attività dedite alla progettazione e alla costruzione.

Si tratta di un testo scritto circa duemila quattrocento anni fa, eppure ricco di significati molto attuali che toccano due concetti chiave, dal punto di vista deontologico della pratica professionale, che sono alla base del tema dell’abitare: l’architettura come terapia dello spazio, e l’idea di architettura come dispositivo sociale, capace di innescare in maniera determinante sull’uomo sia benessere sia malessere.

 

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